<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Trekking Africa Archivi - Territori Africa</title>
	<atom:link href="https://territori.africa/tag/trekking-africa/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://territori.africa/tag/trekking-africa/</link>
	<description>Tour Operator specializzato viaggi in Africa</description>
	<lastBuildDate>Mon, 05 Jan 2026 10:31:39 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1</generator>
	<item>
		<title>Trekking responsabile sul Kilimanjaro: cosa sapere prima di partire</title>
		<link>https://territori.africa/trekking-responsabile-sul-kilimanjaro-cosa-sapere-prima-di-partire/</link>
					<comments>https://territori.africa/trekking-responsabile-sul-kilimanjaro-cosa-sapere-prima-di-partire/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[samuel]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 May 2025 08:14:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Natura e paesaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Tanzania news]]></category>
		<category><![CDATA[Trekking Africa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://territori.africa/?p=15179</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quando pensiamo a scalare il Kilimanjaro, ci vengono in mente le foto spettacolari dalla vetta, i paesaggi che cambiano a ogni quota, la sfida fisica.Ma raramente ci chiediamo: chi ci lavora? Dove finiscono i rifiuti? Come sta la montagna, oggi? [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://territori.africa/trekking-responsabile-sul-kilimanjaro-cosa-sapere-prima-di-partire/">Trekking responsabile sul Kilimanjaro: cosa sapere prima di partire</a> proviene da <a href="https://territori.africa">Territori Africa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Quando pensiamo a scalare il Kilimanjaro, ci vengono in mente le foto spettacolari dalla vetta, i paesaggi che cambiano a ogni quota, la sfida fisica.<br>Ma raramente ci chiediamo: <strong>chi ci lavora? Dove finiscono i rifiuti? Come sta la montagna, oggi?</strong></p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Fare un trekking responsabile non è solo una bella idea: è il minimo che possiamo fare per <strong>non rovinare ciò che siamo andati a cercare</strong>.</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Un po’ di contesto (e un bel po’ di problemi)</strong></p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Chi ha iniziato a salire il Kilimanjaro 20 anni fa racconta un’altra montagna:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li class="has-small-font-size">sentieri sporchi, pieni di rifiuti;</li>



<li class="has-small-font-size">portatori sfruttati, malpagati, malvestiti;</li>



<li class="has-small-font-size">ghiacciai in forte ritirata (e ancora oggi, in pericolo).</li>
</ul>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">La buona notizia è che <strong>molte cose stanno cambiando</strong>, grazie all’attenzione crescente e al lavoro di chi conosce davvero la montagna.</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Il ruolo di KPAP</strong></p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Il <strong>Kilimanjaro Porters Assistance Project (KPAP)</strong> è un’organizzazione che lavora per il benessere dei portatori. Aiuta a garantire che ricevano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li class="has-small-font-size"><strong>un salario equo</strong></li>



<li class="has-small-font-size"><strong>abbigliamento e attrezzatura adeguati</strong></li>



<li class="has-small-font-size"><strong>pasti regolari</strong></li>



<li class="has-small-font-size"><strong>carichi di peso sostenibili</strong></li>
</ul>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Quando prenoti il trekking, controlla che l’agenzia sia <strong>partner KPAP</strong>: è un buon segnale di serietà e rispetto per il lavoro delle persone.</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Rifiuti e rispetto per l’ambiente</strong></p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Per quanto le condizioni siano migliorate, <strong>il problema dei rifiuti resta attuale</strong>.<br>L’ONG <strong>Leave No Trace (LNT)</strong> promuove buone pratiche per chi cammina in natura, come:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li class="has-small-font-size"><strong>non lasciare tracce</strong></li>



<li class="has-small-font-size"><strong>riportare a valle tutti i rifiuti</strong></li>



<li class="has-small-font-size"><strong>rispettare la fauna e i percorsi</strong></li>
</ul>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Anche in questo caso, molti operatori adottano le linee guida LNT. Controlla se la tua agenzia li sostiene.</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Emissioni di CO₂: come compensarle</strong></p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">I <strong>ghiacciai del Kilimanjaro continuano a ritirarsi</strong>. Per ridurre l’impatto ambientale del viaggio, alcuni operatori collaborano con <strong>Carbon Tanzania</strong>:<br>con una piccola somma (circa <strong>5 dollari</strong>), puoi <strong>compensare le emissioni</strong> generate dal trekking.<br>I fondi raccolti finanziano progetti di conservazione locale.</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph"> Alcune compagnie aeree offrono anche la possibilità di compensare le <strong>emissioni del volo</strong>.</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Voci da chi il Kilimanjaro lo vive ogni giorno</strong><br></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph"><strong><em>&#8220;Le persone più importanti sulla montagna sono i tuoi portatori e le tue guide – senza di loro non raggiungerai la vetta.”</em></strong><br>— <em>Sarah Kingdom, guida esperta</em></p>
</blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph"><strong><em>“La gestione dei rifiuti è migliorata negli ultimi anni, ma è fondamentale che ognuno rispetti la regola: quello che porti su, lo riporti giù.”</em></strong><br>— <em>Roheel Shah, Shah Tours &amp; Travel</em></p>
</blockquote>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Scalare il Kilimanjaro in modo responsabile significa fare scelte consapevoli: rispettare l’ambiente, sostenere i lavoratori locali e limitare il proprio impatto.<br>Conoscere questi aspetti prima di partire è fondamentale per affrontare il trekking con il giusto approccio.</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Nella <strong>terza parte</strong> dell’articolo, vedremo invece <strong>come prepararsi alla salita</strong>, con indicazioni pratiche su allenamento, attrezzatura, percorsi consigliati e consigli da guide esperte.</p>
<p>L'articolo <a href="https://territori.africa/trekking-responsabile-sul-kilimanjaro-cosa-sapere-prima-di-partire/">Trekking responsabile sul Kilimanjaro: cosa sapere prima di partire</a> proviene da <a href="https://territori.africa">Territori Africa</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://territori.africa/trekking-responsabile-sul-kilimanjaro-cosa-sapere-prima-di-partire/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>KILIMANJARO: Molto più di una vetta</title>
		<link>https://territori.africa/kilimanjaro-molto-piu-di-una-vetta/</link>
					<comments>https://territori.africa/kilimanjaro-molto-piu-di-una-vetta/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[samuel]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 May 2025 16:57:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Natura e paesaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Tanzania news]]></category>
		<category><![CDATA[Trekking Africa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://territori.africa/?p=15168</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quando pensiamo al Kilimanjaro, ci viene subito in mente la vetta: bianca, lontana, simbolica.Ma la verità è che quella cima è solo una piccola parte del viaggio. Il Kilimanjaro si vive passo dopo passo: nella nebbia della foresta, nel silenzio [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://territori.africa/kilimanjaro-molto-piu-di-una-vetta/">KILIMANJARO: Molto più di una vetta</a> proviene da <a href="https://territori.africa">Territori Africa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Quando pensiamo al <strong>Kilimanjaro</strong>, ci viene subito in mente la vetta: bianca, lontana, simbolica.<br>Ma la verità è che quella cima è solo una piccola parte del viaggio.</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Il Kilimanjaro si vive passo dopo passo: nella nebbia della foresta, nel silenzio dell’altopiano, nei sorrisi delle guide, nel respiro corto dell’ultima salita.<br>È una montagna che ti insegna tanto, anche se non arrivi in cima. Ti insegna ad andare piano, ad ascoltare, a rispettare.<br>In questo articolo vi portiamo in questo percorso — che non è solo geografico, ma anche umano.<br>Parleremo dei paesaggi che cambiano mentre sali, di come fare trekking in modo etico, e di tutto quello che abbiamo imparato o scoperto grazie a chi questa montagna la conosce davvero.<br><strong>Se stai pensando di andarci, o anche solo di sognarlo, sei nel posto giusto.</strong></p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-le-quattro-anime-del-kilimanjaro">Le Quattro Anime del Kilimanjaro</h2>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Scalare il Kilimanjaro significa attraversare quattro zone ecologiche ben distinte, ognuna con caratteristiche ambientali e climatiche specifiche. È un po’ come passare dall’equatore al Polo Nord in pochi giorni: le temperature, la vegetazione, gli animali e persino la disponibilità d’acqua cambiano man mano che si sale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Foresta nuvolosa: (800m &#8211; 2800m)</strong></p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Questa è la prima zona che si attraversa, presente su tutti i percorsi. Ricopre i versanti inferiori della montagna ed è ricchissima di biodiversità, grazie al terreno vulcanico fertile, alla pioggia frequente e al sole tropicale.<br>Qui si trovano molte specie vegetali e animali. Nel 2016 è stato scoperto un mogano alto 81,5 metri — l’albero più alto mai registrato in Africa.<br>Tra gli animali presenti: leopardi, maiali selvatici, antilopi e due specie di scimmie comuni sul Kilimanjaro: la scimmia blu (dal pelo grigiastro) e il colobo dal mantello bianco e nero.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Brughiera d&#8217;altura (2800m &#8211; 4000m circa)</strong></p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Superata la linea degli alberi, si entra in una zona più aperta, dove le temperature notturne scendono spesso sotto lo zero.<br>Qui crescono felci, rododendri e piante più particolari, come la <strong>Lobelia deckenii</strong>, che si chiude di notte per trattenere il calore, e la <strong>Senecio kilimanjari</strong>, una pianta gigante simile a una palma.<br>La lobelia ha anche un rapporto mutualistico con il <strong>succiacapre di montagna</strong>: l’uccello è attratto dal calore e dagli insetti presenti nei fiori e, nutrendosene, aiuta anche l’impollinazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Deserto alpino (4000m &#8211; 5000m circa)</strong></p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Questa zona è arida, fredda e battuta dal vento. Le escursioni termiche sono forti tra il giorno e la notte, e l’aria è sempre più rarefatta.<br>La vegetazione è molto scarsa: resistono solo alcuni licheni, muschi ed erbe. L’alta radiazione UV e la mancanza d’acqua rendono difficile la sopravvivenza per la maggior parte delle specie.<br>Tuttavia, tra le rocce si trovano ancora alcuni insetti adattati come ragni e scarabei. Il paesaggio è spesso descritto come “lunare” o “alieno” per la sua desolazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Cima / Ghiacciai (5000m &#8211; 5895m)</strong></p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Questa è la zona più alta della montagna. Qui fa molto freddo, l’ossigeno è meno della metà rispetto al livello del mare e la temperatura può scendere ben sotto lo zero anche durante il giorno.<br>Si trovano ghiacciai permanenti — anche se in progressivo ritiro — e distese di rocce vulcaniche nere. La vita è quasi assente: solo alcuni licheni e microorganismi riescono a sopravvivere in queste condizioni estreme.<br>Nonostante tutto, la vista dalla vetta è spettacolare, con i ghiacciai che circondano il cratere e le immense pianure africane che si estendono ai piedi della montagna.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Salendo il Kilimanjaro si attraversano ambienti molto diversi tra loro, ognuno con caratteristiche uniche e fragili.<br>Conoscerli significa non solo prepararsi meglio, ma anche capire quanto sia delicato l’equilibrio naturale che rende questa montagna così speciale.</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Ed è proprio da qui che nasce una domanda importante:<br><strong>come possiamo vivere questa esperienza straordinaria senza danneggiare ciò che rende il Kilimanjaro così prezioso?</strong></p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Nella prossima parte, vedremo cosa significa fare un trekking in modo responsabile, e quali scelte possono davvero fare la differenza — per la montagna, per chi ci lavora e per chi la vive.</p>



<div class="wp-block-advgb-button aligncenter"><a class="wp-block-advgb-button_link advgbbtn-8b9571f2-2cfb-4078-abf0-7c1354f5868e" href="https://territori.africa/tour/gruppo-kilimanjaro-machame-2025/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span>Viaggio di gruppo sul Kilimanjaro</span></a></div>
<style type="text/css" class="advgb-blocks-styles-renderer">.advgbbtn-8b9571f2-2cfb-4078-abf0-7c1354f5868e{font-size:18px;color:#fff !important;background-color:#ff6900 !important;margin:0px 0px 0px 0px !important;padding:10px 30px 10px 30px;border-width:1px !important;border-style:none;border-radius:50px !important;}.advgbbtn-8b9571f2-2cfb-4078-abf0-7c1354f5868e:hover{box-shadow:1px 1px 12px 0px #ccc;opacity:1;transition:all 0.2s ease;}.advgbbtn-8b9571f2-2cfb-4078-abf0-7c1354f5868e > i {display: none !important;}</style><p>L'articolo <a href="https://territori.africa/kilimanjaro-molto-piu-di-una-vetta/">KILIMANJARO: Molto più di una vetta</a> proviene da <a href="https://territori.africa">Territori Africa</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://territori.africa/kilimanjaro-molto-piu-di-una-vetta/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Trekking &#8211; Il Mal di Montagna</title>
		<link>https://territori.africa/trekking-il-mal-di-montagna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[elia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Apr 2022 16:55:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Trekking Africa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://territori.africa/?p=13193</guid>

					<description><![CDATA[<p>Noi di Territori Africa non siamo dottori. Questa premessa è fondamentale e deve essere ben chiara a chi legge questo articolo. Non intendiamo dare certezze su come prevenire o curare il mal di montagna, e dopo averlo letto consigliamo comunque [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://territori.africa/trekking-il-mal-di-montagna/">Trekking &#8211; Il Mal di Montagna</a> proviene da <a href="https://territori.africa">Territori Africa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><span style="text-decoration: underline;">Noi di Territori Africa non siamo dottori</span>. Questa premessa è fondamentale e deve essere ben chiara a chi legge questo articolo. Non intendiamo dare certezze su come prevenire o curare il mal di montagna, e dopo averlo letto consigliamo comunque di chiedere informazioni al vostro medico di fiducia. Noi siamo stati in vetta al Kilimanjaro molte volte e quello che scriviamo deriva soltanto dalla nostra pratica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo articolo non è stato scritto per impaurire le persone, nè per scoraggiare chi sogna di salire sulla vetta d&#8217;Africa, ma per rendere consapevoli che un trekking sul Kilimanjaro non è uno scherzo e deve essere affrontato con sagacia. Chiunque può arrivare sulla vetta (5895 metri slm), abbiamo visto lassù anche persone anziane o fuori forma, d&#8217;altro canto abbiamo visto persone molto atletiche rinunciarvi.   </p>



<div class="wp-block-advgb-button aligncenter"><a class="wp-block-advgb-button_link advgbbtn-d0a7369e-e4f7-4296-8fb9-aab6bce76683" href="https://territori.africa/individuali/viaggi-a-tema/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span><strong>Scopri i nostri viaggi sul Kilimanjaro</strong></span></a></div>
<style type="text/css" class="advgb-blocks-styles-renderer">.advgbbtn-d0a7369e-e4f7-4296-8fb9-aab6bce76683{font-size:18px;color:#fff !important;background-color:#5ea43e !important;margin:0px 0px 0px 0px !important;padding:10px 30px 10px 30px;border-width:1px !important;border-style:none;border-radius:50px !important;}.advgbbtn-d0a7369e-e4f7-4296-8fb9-aab6bce76683:hover{box-shadow:1px 1px 12px 0px #ccc;opacity:1;transition:all 0.2s ease;}.advgbbtn-d0a7369e-e4f7-4296-8fb9-aab6bce76683 > i {display: none !important;}</style>


<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">Quando effettuiamo <strong>uscite o escursioni in alta quota</strong>, capita di aver mal di testa, vertigini, nausea o stanchezza. Questi sono causati nella maggior parte dei casi dalla quota raggiunta (e quindi dalla pressione atmosferica molto più bassa) e dalla minore capacità del nostro corpo di percepire ossigeno nell’aria. Quando i sintomi sopra citati sono sporadici, lievi, non tutti insieme e dopo al massimo qualche ora (1-3 ore) spariscono è la normale routine di acclimatamento. Il corpo si abitua alla quota e all’ossigeno e quindi riprende a funzionare correttamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando invece i sintomi aumentano significa che il corpo non si sta abituando e che è necessario scendere di quota per permettere un migliore acclimatamento, oppure nei casi più gravi abbandonare l’uscita.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;acclimatazione</strong> è il processo che l&#8217;organismo umano mette in moto per adattarsi alla ridotta disponibilità di ossigeno alle alte quote. E&#8217; un processo lento che può impiegare giorni o settimane per svilupparsi completamente. Questo processo è più lento e delicato a seconda della quota da raggiungere. L’altitudine si classifica come segue:</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Alta quota: 1500 &#8211; 3500 m</p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Altissima quota: 3500 &#8211; 5500 m</p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Altitudine estrema: oltre i 5500 m</p>
</div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph">In termini pratici generalmente non si prendono in considerazione altitudini inferiori ai 2500 m. La soglia significativa è quella dei 3000 m, quota alla quale la maggior parte degli escursionisti e alpinisti sono abituati. L&#8217;esposizione a quote superiori sulle Alpi si limita a tempi brevi, a volte solo di ore, e scendere a quote più basse nell&#8217;arco delle 24h è la norma. Normalmente quando si raggiunge una vetta oltre i 4000 nelle nostre Alpi, per esempio, l’uscita viene divisa in due giorni, per permettere di avere un acclimatamento ideale, oltre alle problematiche legate alle condizioni dei ghiacciai nelle ore centrali della giornata, dello sforzo fisico richiesto e altri fattori che ci influiscono sulla sicurezza. Questo fa si che il pericolo costituito dal mal di montagna sia molto limitato. Tutt&#8217;altra cosa avviene nelle spedizioni e nei grandi trekking nel mondo dove la permanenza a quote superiori ai 3500 m si protrae per giorni e a volte per settimane. In questo caso i tempi sono più lunghi e da non sottovalutare.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure data-wp-context="{&quot;imageId&quot;:&quot;6a87faa286160&quot;}" data-wp-interactive="core/image" data-wp-key="6a87faa286160" class="aligncenter size-box_foto_grande wp-lightbox-container"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="600" height="450" data-wp-class--hide="state.isContentHidden" data-wp-class--show="state.isContentVisible" data-wp-init="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--click="actions.showLightbox" data-wp-on--load="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--pointerdown="actions.preloadImage" data-wp-on--pointerenter="actions.preloadImageWithDelay" data-wp-on--pointerleave="actions.cancelPreload" data-wp-on-window--resize="callbacks.setButtonStyles" src="https://territori.africa/wp-content/uploads/2024/03/sm-kilimanjaro-articolo-trekking-600x450.jpg" alt="sm kilimanjaro articolo trekking" class="wp-image-13201" style="aspect-ratio:16/9;object-fit:cover"/><button
			class="lightbox-trigger"
			type="button"
			aria-haspopup="dialog"
			data-wp-bind--aria-label="state.thisImage.triggerButtonAriaLabel"
			data-wp-init="callbacks.initTriggerButton"
			data-wp-on--click="actions.showLightbox"
			data-wp-style--right="state.thisImage.buttonRight"
			data-wp-style--top="state.thisImage.buttonTop"
		>
			<svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="12" height="12" fill="none" viewBox="0 0 12 12">
				<path fill="#fff" d="M2 0a2 2 0 0 0-2 2v2h1.5V2a.5.5 0 0 1 .5-.5h2V0H2Zm2 10.5H2a.5.5 0 0 1-.5-.5V8H0v2a2 2 0 0 0 2 2h2v-1.5ZM8 12v-1.5h2a.5.5 0 0 0 .5-.5V8H12v2a2 2 0 0 1-2 2H8Zm2-12a2 2 0 0 1 2 2v2h-1.5V2a.5.5 0 0 0-.5-.5H8V0h2Z" />
			</svg>
		</button><figcaption class="wp-element-caption"><sup>Trekking Kilimanjaro &#8211; gruppo a quota 4000 metri circa</sup></figcaption></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Alcuni normali e fisiologici cambiamenti avvengono in ogni persona che vada in quota:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Iperventilazione (respiro più veloce, più profondo o entrambi)</li>



<li>Respiro &#8220;corto&#8221; durante lo sforzo</li>



<li>Cambiamenti nel ritmo respiratorio notturno</li>



<li>Frequenti sveglie notturne</li>



<li>Aumento delle urine</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Salendo di quota attraverso l&#8217;atmosfera la pressione barometrica cala (l&#8217;aria però continua a contenere il 21% di ossigeno) con il risultato di rendere più povero di ossigeno ogni respiro. Per compensare si è costretti a respirare più velocemente e più profondamente e con lo sforzo questo si fa più evidente, per esempio camminando in salita. Restare senza fiato è normale fintanto che, con il riposo, si riprende una respirazione normale. L&#8217;aumento della frequenza respiratoria è di fondamentale importanza e <strong>va assolutamente evitato qualunque fattore che lo deprima</strong> (alcol e certi farmaci, p.e. sonniferi). Nonostante questi meccanismi compensativi è comunque impossibile ripristinare i normali livelli di ossigeno nel sangue in alta quota. La frequenza respiratoria accelerata e protratta nel tempo è causa di una riduzione dell&#8217;anidride carbonica, il rifiuto metabolico della respirazione che viene espulso dai polmoni. La presenza oltre certi limiti dell&#8217;anidride carbonica nel sangue è il segnale al cervello che innesca l&#8217;atto respiratorio e se questa è bassa l&#8217;automatismo della respirazione non parte (la mancanza di ossigeno è un segnale molto più debole che agisce solo come valvola di sicurezza). Fintanto che si è svegli non è difficile avere una respirazione cosciente, ma di notte si instaura un anomalo ritmo respiratorio dovuto all&#8217;alternarsi di questi due segnali contrastanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La respirazione periodica consiste in cicli di respirazione normale che gradualmente rallenta fino ad una breve apnea che può durare 10-15 secondi. Può migliorare leggermente con l&#8217;acclimatazione ma non scomparirà fino alla discesa a quote &#8220;normali&#8221;. Questo non è mal di montagna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;acetazolamide (Diamox®), di cui vedremo più avanti l&#8217;azione, è di grande aiuto nel regolare i meccanismi respiratori. Forti sconvolgimenti avvengono nella chimica del corpo e nel bilancio dei fluidi durante l&#8217;acclimatazione. Il centro osmotico che rileva la &#8220;concentrazione&#8221; del sangue reimposta i suoi parametri con il risultato che il sangue si fa più denso. Da ciò deriva una diuresi da altitudine, con i reni che espellono una maggior quantità di liquidi. Le ragioni di ciò non sono state ancora pienamente comprese ma ne risulta un innalzamento dell&#8217;ematocrito (concentrazione dei globuli rossi) e forse una maggiore capacità di trsaporto dell&#8217;ossigeno e un&#8217;opposizione alla tendenza alla formazione dell&#8217;edema.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E&#8217; normale in quota urinare più del normale</strong>, se non è così vuol dire che vi state disidratando o che non vi state acclimatando a dovere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Mal di Montagna Acuto è una costellazione di sintomi che vi segnalano che non siete acclimatati all&#8217;altitudine in cui vi trovate</strong>. Salendo il vostro corpo si adatta al decrescere dell&#8217;ossigeno (ipossia) e c&#8217;è sempre un&#8217;altezza ideale in cui il vostro organismo è in equilibrio, con buona probabilità sarà la quota alla quale avete dormito l&#8217;ultima notte. Oltre a questo punto c&#8217;è un&#8217;indefinita zona di tolleranza in cui il vostro organismo riesce a sopportare livelli di ossigeno più bassi, se ne raggiungete il limite superiore appaiono i sintomi di sofferenza da ipossia, e <strong>questo è mal di montagna</strong>. Questa zona di tolleranza si muove con voi. Ogni giorno, mano a mano che salite, vi acclimatate ad un&#8217;altitudine superiore spostando così verso l&#8217;alto anche la vostra zona di tolleranza. Andate oltre il limite per il quale siete &#8220;attrezzati&#8221; e vi ammalerete.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure data-wp-context="{&quot;imageId&quot;:&quot;6a87faa2871e9&quot;}" data-wp-interactive="core/image" data-wp-key="6a87faa2871e9" class="aligncenter size-box_foto_grande wp-lightbox-container"><img decoding="async" width="600" height="450" data-wp-class--hide="state.isContentHidden" data-wp-class--show="state.isContentVisible" data-wp-init="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--click="actions.showLightbox" data-wp-on--load="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--pointerdown="actions.preloadImage" data-wp-on--pointerenter="actions.preloadImageWithDelay" data-wp-on--pointerleave="actions.cancelPreload" data-wp-on-window--resize="callbacks.setButtonStyles" src="https://territori.africa/wp-content/uploads/2024/03/sm-kilimanjaro-7-600x450.jpg" alt="sm kilimanjaro 7" class="wp-image-13202" style="aspect-ratio:16/9;object-fit:cover"/><button
			class="lightbox-trigger"
			type="button"
			aria-haspopup="dialog"
			data-wp-bind--aria-label="state.thisImage.triggerButtonAriaLabel"
			data-wp-init="callbacks.initTriggerButton"
			data-wp-on--click="actions.showLightbox"
			data-wp-style--right="state.thisImage.buttonRight"
			data-wp-style--top="state.thisImage.buttonTop"
		>
			<svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="12" height="12" fill="none" viewBox="0 0 12 12">
				<path fill="#fff" d="M2 0a2 2 0 0 0-2 2v2h1.5V2a.5.5 0 0 1 .5-.5h2V0H2Zm2 10.5H2a.5.5 0 0 1-.5-.5V8H0v2a2 2 0 0 0 2 2h2v-1.5ZM8 12v-1.5h2a.5.5 0 0 0 .5-.5V8H12v2a2 2 0 0 1-2 2H8Zm2-12a2 2 0 0 1 2 2v2h-1.5V2a.5.5 0 0 0-.5-.5H8V0h2Z" />
			</svg>
		</button><figcaption class="wp-element-caption"><sup>Uhuru Peak è il nome della cima del Kilimanjaro, a 5895 metri slm</sup></figcaption></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>primo sintomo di mal di montagna</strong>, quasi onnipresente, è la <strong>cefalea</strong> e quando uno o pìù dei seguenti sintomi l&#8217;accompagna, a seguito di una salita a quote superiori ai 2500 m, va diagnosticato Mal di Montagna Acuto (AMS):</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>perdita di appetito, nausea e/o vomito</li>



<li>fatica e/o debolezza</li>



<li>giramenti di testa e/o vertigini</li>



<li>difficoltà nel sonno</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti questi sintomi possono variare dal blando al grave e il mal di montagna acuto è stato paragonato ad un brutto post-sbronza e, a parte alcuni criteri di valutazione da addetti ai lavori, ne approfittiamo per introdurre la:</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Regola N.1</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="text-decoration: underline;">Se non vi sentite bene in quota, è mal di montagna, a meno che non ci sia un’altra ovvia ed evidente spiegazione (come la diarrea).</span></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mal di montagna è un insieme di patologie, dalle forme più lievi a quelle che rappresentano una minaccia fatale. All&#8217;estremo più pericoloso si trova l&#8217;Edema Cerebrale (HACE), in cui il cervello si gonfia e smette di funzionare a dovere. L&#8217;HACE può svilupparsi molto rapidamente ed essere fatale in un arco di tempo che può andare dai due giorni alle poche ore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le persone in condizioni di edema cerebrale sono spesso confuse e possono non riconoscere il fatto di essere ammalati</p>



<p class="wp-block-paragraph">La caratteristica saliente dell&#8217;edema cerebrale HACE è il modificarsi della capacità di pensare. Può esserci confusione, cambi di comportamento o letargia, è presente anche una caratteristica perdita di coordinazione chiamata atassia. E&#8217; uno stato molto simile a una fortissima sbronza. Essendo la persona sospetta di HACE difficilmente in grado di percepire da solo il suo stato, è bene sottoporla a un facile test.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tracciate al suolo una linea diritta e fate camminare la persona lungo di essa in maniera che ponga i piedi uno davanti all&#8217;altro sulla linea (come sul filo). Se fa fatica a mantenere la linea, cade o adirittura non sta in piedi senza aiuto si deve presumere sia affetto da Edema Cerebrale da Alta Quota. E&#8217; tempo di farlo scendere senza indugio. A meno di avere con se una sacca iperbarica e/o un medico attrezzato la discesa dovrà avvenire immediatamente (anche di notte) senza aspettare il mattino successivo. Si dovrà scendere possibilmente fino al luogo dove ha dormito due giorni prima, nell&#8217;incertezza o nell&#8217;impossibilità almeno 500 metri di dislivello, 1000 sono meglio. Le persone colpite da HACE normalmente sopravivvono e guariscono completamente se scendono molto e in fretta. Ricordate che la maggior parte dei casi di edema cerebrale si riscontrano in persone che hanno continuato a salire con sintomi di AMS, da qui la:</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Regola N.2</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="text-decoration: underline;">Mai salire se si hanno sintomi di mal di montagna.</span></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;altra forma di grave patologia d&#8217;alta quota è l&#8217;Edema Polmonare (HAPE), o liquidi nei polmoni. Sebbene sia spesso associato al Mal di Montagna Acuto (AMS) non ne è strettamente correlato e i classici sintomi AMS possono essere assenti. Segnali e sintomi dell&#8217;Edema Polmonare possono essere rappresentati da qualunque dei seguenti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>estrema fatica</li>



<li>difficoltà di respirazione a riposo</li>



<li>respiro rapido e superficiale</li>



<li>tosse, anche con secrezioni rosa o schiumose</li>



<li>respiri gorgoglianti o rumorosi</li>



<li>petto congestionato</li>



<li>labbra o unghie blu o grigie</li>



<li>sonnolenza</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;edema polmonare appare normalmente la seconda notte dopo una salita ed più frequente in persone giovani e allenate. Una discesa immediata è la soluzione. A meno di avere con se una sacca iperbarica e/o un medico attrezzato la discesa dovrà avvenire immediatamente (anche di notte) senza aspettare il mattino successivo. Si dovrà scendere possibilmente fino al luogo dove ha dormito due giorni prima, nell&#8217;incertezza o nell&#8217;impossibilità almeno 500 metri di dislivello, 1000 sono meglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sarà mai enfatizzato abbastanza. Se avete sintomi di Mal di Montagna, NON SALITE ULTERIORMENTE. Salire con i sintomi di AMS significa peggiorare e mettere a repentaglio la propria incolumità. La maggior parte dei casi di edema cerebrale sono conseguenza dell&#8217;aver violato questa regola. Restate in quota o scendete finché i sintomi non sono completamente scomparsi. Solo allora sarete acclimatati e potrete riprendere la salita. La chiave per evitare il mal di Montagna Acuto è una salita graduale che dia all&#8217;organismo il tempo di adattarsi.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Regola N.3</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="text-decoration: underline;">Se i sintomi peggiorano, scendere immediatamente</span></p>



<p class="wp-block-paragraph">La persona ammalata deve essere trasportata, lo sforzo di camminare peggiora la situazione e spesso un edema polmonare grave sviluppa anche un edema cerebrale. Una volta scesi una quota sicura, un paio di giorni di riposo dovrebbero essere sufficienti per la ripresa. Se tutti i sintomi sono completamente scomparsi una cauta risalita è accettabile.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure data-wp-context="{&quot;imageId&quot;:&quot;6a87faa288c51&quot;}" data-wp-interactive="core/image" data-wp-key="6a87faa288c51" class="aligncenter size-box_foto_grande wp-lightbox-container"><img decoding="async" width="600" height="450" data-wp-class--hide="state.isContentHidden" data-wp-class--show="state.isContentVisible" data-wp-init="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--click="actions.showLightbox" data-wp-on--load="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--pointerdown="actions.preloadImage" data-wp-on--pointerenter="actions.preloadImageWithDelay" data-wp-on--pointerleave="actions.cancelPreload" data-wp-on-window--resize="callbacks.setButtonStyles" src="https://territori.africa/wp-content/uploads/2024/03/sm-kilimanjaro-ambulanza-600x450.jpg" alt="sm kilimanjaro ambulanza" class="wp-image-13197" style="aspect-ratio:16/9;object-fit:cover"/><button
			class="lightbox-trigger"
			type="button"
			aria-haspopup="dialog"
			data-wp-bind--aria-label="state.thisImage.triggerButtonAriaLabel"
			data-wp-init="callbacks.initTriggerButton"
			data-wp-on--click="actions.showLightbox"
			data-wp-style--right="state.thisImage.buttonRight"
			data-wp-style--top="state.thisImage.buttonTop"
		>
			<svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="12" height="12" fill="none" viewBox="0 0 12 12">
				<path fill="#fff" d="M2 0a2 2 0 0 0-2 2v2h1.5V2a.5.5 0 0 1 .5-.5h2V0H2Zm2 10.5H2a.5.5 0 0 1-.5-.5V8H0v2a2 2 0 0 0 2 2h2v-1.5ZM8 12v-1.5h2a.5.5 0 0 0 .5-.5V8H12v2a2 2 0 0 1-2 2H8Zm2-12a2 2 0 0 1 2 2v2h-1.5V2a.5.5 0 0 0-.5-.5H8V0h2Z" />
			</svg>
		</button><figcaption class="wp-element-caption"><sub><sup>Le &#8220;ambulanze&#8221; sul Kilimanjaro vengono spinte da 4 portatori</sup></sub></figcaption></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;edema polmonare può esser confuso con altri problemi respiratori:</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tosse da alta quota e bronchite sono entrambe caratterizzate da tosse persistente con o senza presenza di catarro. In stato di riposo il respiro non è difficoltoso né si manifestano segni di spossatezza, se disponibile un saturimetro si vedrà che la saturazione dell&#8217;ossigeno sarà normale per quella quota.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Polmonite, può essere difficile distinguerla dall&#8217;edema in base alla sintomatologia ma una volta scesi l&#8217;edema guarisce e la polmonite no. In ogni modo l&#8217;edema in quota è molto più comune della polmonite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Asma, può anch&#8217;essa essere confusa ma fortunatamente gli asmatici sembrano avere una condizione migliore in quota piuttosto che al livello del mare.</p>



<div class="wp-block-advgb-button aligncenter"><a class="wp-block-advgb-button_link advgbbtn-ba7ac0a9-2fb6-4b06-a00d-1767a765f19d" href="https://territori.africa/individuali/viaggi-a-tema/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span><strong>Scopri i nostri viaggi sul Kilimanjaro</strong></span></a></div>
<style type="text/css" class="advgb-blocks-styles-renderer">.advgbbtn-ba7ac0a9-2fb6-4b06-a00d-1767a765f19d{font-size:18px;color:#fff !important;background-color:#5ea43e !important;margin:0px 0px 0px 0px !important;padding:10px 30px 10px 30px;border-width:1px !important;border-style:none;border-radius:50px !important;}.advgbbtn-ba7ac0a9-2fb6-4b06-a00d-1767a765f19d:hover{box-shadow:1px 1px 12px 0px #ccc;opacity:1;transition:all 0.2s ease;}.advgbbtn-ba7ac0a9-2fb6-4b06-a00d-1767a765f19d > i {display: none !important;}</style>


<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I tempi di acclimatazione variano da persona a persona</strong> e non è possibile dare regole assolute ma in generale seguire le seguenti raccomandazioni è la maniera migliore di evitare l&#8217;insorgere di seri problemi:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>passare una notte almeno sotto i 3000 m</li>



<li>evitare assolutamente sforzi e affaticamenti nella fase di acclimatazione, anche se vi sentite in forma procedete al 50% delle energie disponibili</li>



<li>oltre i 3000 metri sarebbe consigliabile non salire di più di 500 m di dislivello al giorno</li>



<li>ogni 1000 m di dislivello sarebbe consigliabile passare due notti alla stessa quota</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">l&#8217;ideale è <strong>dormire più in basso del punto massimo raggiunto durante il giorno</strong>. Ciò non è sempre possibile ed il giorno di sosta diventa di fondamentale importanza. Un&#8217;eventuale escursione leggera a quote superiori con rientro al punto di partenza nella giornata di &#8220;riposo&#8221; è una buona tattica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>VA EVITATA qualunque cosa rallenti la respirazione</strong>, vari medicinali possono indurre quest&#8217;effetto creando problemi. Chi ha sintomi di mal di montagna, ma a nostro avviso anche chi sta bene, deve evitare assolutamente:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>alcool</li>



<li>sonniferi (il Diamox® è il sonnifero d&#8217;elezione in quota)</li>



<li>antidolorifici se non in dosi minime</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;acetazolamide (Diamox®) è un farmaco che forza i reni a secernere bicarbonato riacidificando il sangue. Vengono così bilanciati gli effetti dell&#8217;iperventilazione che si innesca in alta quota nel tentativo di catturare più ossigeno. Questa reacidificazione agisce da stimolante respiratorio, specialmente di notte, riducendo o eliminando quella particolare respirazione periodica di cui abbiamo parlato prima. Pur essendo un valido supporto nella cura del Mal di Montagna Acuto il suo uso di elezione è preventivo in quanto il suo effetto principale è quello di accelerare l&#8217;acclimatazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le persone allergiche ai sulfamidici dovrebbero astenersi dall&#8217;assumere il Diamox.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il più comune degli effetti collaterali è una sensazione di formicolio</strong> o di vibrazione in mani, piedi e labbra, talvolta variazioni nel senso del gusto. C&#8217;è inoltre da aspettarsi un certo effetto diuretico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La dose di acetazolamide per la profilassi preventiva è 125-250 mg (a seconda del peso corporeo) due volte al giorno iniziando 24 ore prima della salita e finendo due o tre notti dopo il raggiungimento della massima altezza o con la discesa se la quota avviene prima.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Alcuni miti da sfatare circa il Diamox:</h2>



<p class="wp-block-paragraph">-Il Diamox nasconde i sintomi: non è vero, accelera l&#8217;acclimatazione e, se questa si instaura i sintomi scompaiono perché non hanno più motivo di esserci. Se avete ancora difficoltà di acclimatazione avrete ancora i sintomi del mal di montagna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">-Il Diamox protegge dal peggiorare dei sintomi durante la salita: il Diamox non annulla il valore della regola n°2 e non offre protezione contro il peggiorare del mal di montagna già in atto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">-Il Diamox previene il mal di montagna durante una salita rapida: pur essendo consigliabile l&#8217;uso preventivo del Diamox in caso di una forzata esposizione rapida all&#8217;alta quota (per esempio volare su La Paz o Lhasa) non si deve averne cieca fiducia, l&#8217;acetazolamide abbassa il rischio, non lo annulla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">-Se si interrompe l&#8217;uso del Diamox i sintomi peggiorano: è falso, non c&#8217;è effetto &#8220;rebound&#8221;. Interrompendone l&#8217;uso l&#8217;acclimatazione rallenta al suo ritmo naturale. Se il mal di montagna è presente i sintomi ci metteranno più tempo a risolversi, se non lo è vuoi dire che siete acclimatati, almeno per quella quota.In pratica, da alcune osservazioni durante le spedizioni, la dose minima, iniziata il giorno prima di superare i 3000 m, si è rivelata efficace. Il Diamox a supporto dì un corretto comportamento nelle fasi di acclimatazione, ha fatto si che non si siano verificati casi di mal di montagna gravi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Recentemente alcune ricerche sull’estratto di <strong>Ginkgo Biloba</strong>, pur non avendo ancora chiarito i meccanismi di azione, hanno evidenziato la sua capacità di prevenire o ridurre i sintomi del mal di montagna acuto. Questi studi hanno utilizzato un estratto standard commerciale in dosi di 80-120 mg due volte al giorno a partire da 5 giorni prima di una rapida salita in quota o all&#8217;inizio di una salita graduale.</p>



<div class="wp-block-advgb-button aligncenter"><a class="wp-block-advgb-button_link advgbbtn-0a2af5bb-39fb-4a2a-8b2e-b8825828a40b" href="https://territori.africa/individuali/viaggi-a-tema/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span><strong>Scopri i nostri viaggi sul Kilimanjaro</strong></span></a></div>
<style type="text/css" class="advgb-blocks-styles-renderer">.advgbbtn-0a2af5bb-39fb-4a2a-8b2e-b8825828a40b{font-size:18px;color:#fff !important;background-color:#5ea43e !important;margin:0px 0px 0px 0px !important;padding:10px 30px 10px 30px;border-width:1px !important;border-style:none;border-radius:50px !important;}.advgbbtn-0a2af5bb-39fb-4a2a-8b2e-b8825828a40b:hover{box-shadow:1px 1px 12px 0px #ccc;opacity:1;transition:all 0.2s ease;}.advgbbtn-0a2af5bb-39fb-4a2a-8b2e-b8825828a40b > i {display: none !important;}</style><p>L'articolo <a href="https://territori.africa/trekking-il-mal-di-montagna/">Trekking &#8211; Il Mal di Montagna</a> proviene da <a href="https://territori.africa">Territori Africa</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il trekking sul Kilimanjaro</title>
		<link>https://territori.africa/il-trekking-sul-kilimanjaro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[daniele]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Dec 2021 09:35:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie viaggi Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Natura e paesaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Trekking Africa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://territori.africa/?p=10849</guid>

					<description><![CDATA[<p>In Tanzania, all’interno del parco nazionale che porta il suo nome, sorge il monte Kilimanjaro, che con i suoi 5.895 metri è la montagna più alta del continente africano, nonché uno dei suoi panorami più spettacolari. Oltre ad essere la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://territori.africa/il-trekking-sul-kilimanjaro/">Il trekking sul Kilimanjaro</a> proviene da <a href="https://territori.africa">Territori Africa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">In Tanzania, all’interno del parco nazionale che porta il suo nome, sorge il monte Kilimanjaro, che con i suoi 5.895 metri è la montagna più alta del continente africano, nonché uno dei suoi panorami più spettacolari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre ad essere la montagna più alta del continente africano, essa fa parte del ristretto gruppo denominato “<strong>le sette cime</strong>”, ovvero le montagne più alte di ciascun continente della terra. Secondo l’opinione prevalente della maggior parte degli alpinisti, il Kilimanjaro fa parte di questo ristretto gruppo insieme al monte Denali (che, con il suoi 6194 metri è la vetta più alta dell’America settentrionale), l’Aconcagua (che, con i suoi 6962 metri è la più alta dell’America meridionale), il monte Bianco (4810 metri e cima più alta dell’Europa), l&#8217;Everest (8848 metri e cima più alta dell’Asia, oltre che del pianeta), il Puncak Jaya (4884 metri e cima più alta dell’Oceania) e, infine, il monte Vinson (4892 metri e cima più alta dell’Antartide).</p>



<div class="wp-block-advgb-button aligncenter"><a class="wp-block-advgb-button_link advgbbtn-9fc3fdf7-a828-4be6-8886-1bee49f199dd" href="https://territori.africa/individuali/viaggi-a-tema/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span><strong>Scopri i nostri viaggi sul Kilimanjaro</strong></span></a></div>
<style type="text/css" class="advgb-blocks-styles-renderer">.advgbbtn-9fc3fdf7-a828-4be6-8886-1bee49f199dd{font-size:18px;color:#ffffff !important;background-color:#5ea43e !important;margin:0px 0px 0px 0px !important;padding:10px 30px 10px 30px;border-width:1px !important;border-style:none;border-radius:50px !important;}.advgbbtn-9fc3fdf7-a828-4be6-8886-1bee49f199dd:hover{box-shadow:1px 1px 12px 0px #ccc;opacity:1;transition:all 0.2s ease;}.advgbbtn-9fc3fdf7-a828-4be6-8886-1bee49f199dd > i {display: none !important;}</style>


<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">Il Kilimanjaro è anche uno dei vulcani più alti del mondo ed ha la caratteristica di essere tra le montagne più elevate non appartenenti a una catena, dal momento che la sua mole si erge dai campi coltivati delle fattorie che si estendono ai suoi piedi, su pendii che, salendo verso l’alto, presto diventano foreste rigogliose e poi praterie alpine, lasciando successivamente il posto a un paesaggio lunare che conduce infine alle vette gemelle del Kibo e del Mawenzi.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure data-wp-context="{&quot;imageId&quot;:&quot;6a87faa28dcb8&quot;}" data-wp-interactive="core/image" data-wp-key="6a87faa28dcb8" class="aligncenter size-box_foto_grande wp-lightbox-container"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="450" data-wp-class--hide="state.isContentHidden" data-wp-class--show="state.isContentVisible" data-wp-init="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--click="actions.showLightbox" data-wp-on--load="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--pointerdown="actions.preloadImage" data-wp-on--pointerenter="actions.preloadImageWithDelay" data-wp-on--pointerleave="actions.cancelPreload" data-wp-on-window--resize="callbacks.setButtonStyles" src="https://territori.africa/wp-content/uploads/2021/12/KILIMANJARO-3-600x450.jpg" alt="KILIMANJARO 3" class="wp-image-10851" style="aspect-ratio:16/9;object-fit:cover"/><button
			class="lightbox-trigger"
			type="button"
			aria-haspopup="dialog"
			data-wp-bind--aria-label="state.thisImage.triggerButtonAriaLabel"
			data-wp-init="callbacks.initTriggerButton"
			data-wp-on--click="actions.showLightbox"
			data-wp-style--right="state.thisImage.buttonRight"
			data-wp-style--top="state.thisImage.buttonTop"
		>
			<svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="12" height="12" fill="none" viewBox="0 0 12 12">
				<path fill="#fff" d="M2 0a2 2 0 0 0-2 2v2h1.5V2a.5.5 0 0 1 .5-.5h2V0H2Zm2 10.5H2a.5.5 0 0 1-.5-.5V8H0v2a2 2 0 0 0 2 2h2v-1.5ZM8 12v-1.5h2a.5.5 0 0 0 .5-.5V8H12v2a2 2 0 0 1-2 2H8Zm2-12a2 2 0 0 1 2 2v2h-1.5V2a.5.5 0 0 0-.5-.5H8V0h2Z" />
			</svg>
		</button><figcaption class="wp-element-caption"><sup><em>Veduta aerea del Kilimanjaro</em></sup></figcaption></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Un pò di storia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo a parlare del Kilimanjaro fu l’astronomo e cartografo greco Tolomeo il quale, nel secondo secolo dopo Cristo, riportò in un suo testo la notizia di una “grande montagna di neve” nelle ancora sconosciute terre a sud della Somalia. Dopo diversi secoli, intorno al 1100, furono i commercianti cinesi che si mossero nell’entroterra del continente nero a descrivere l’esistenza di una grande montagna a ovest di Zanzibar. La scoperta vera e propria del Kilimanjaro avvenne solo nel 1848 quando i<strong> </strong>missionari tedeschi Rebmann e Krapf furono i primi europei ad aver tentato di raggiungere la montagna. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli esploratori europei iniziarono a chiamare la montagna “Kilimanjaro” intorno al 1860, affermando che questo fosse il suo nome in lingua swahili. Letteralmente il suo significato dovrebbe essere, secondo alcune interpretazioni, “piccola montagna splendente”. Secondo altre teorie il nome deriverebbe dalla lingua chagga (popolo che abita le pendici della montagna) dove il termine “Kilemakyaro” avrebbe il significato di “viaggio impossibile”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In seguito, il primo tentativo di raggiungere la cima fu effettuato nel 1861 ma non ebbe successo. Solo nel 1889 il tedesco Hans Meyer e l’austriaco Ludwig Purtscheller raggiunsero per primi la vetta Kibo mentre fu solo nel 1912 che gli alpinisti tedeschi Oehler e Klute raggiunsero la cima del Mawenzi.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Un pò di geografia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il Kilimanjaro è costituito da tre crateri, formatesi oltre 500mila anni fa per effetto di eruzioni e movimenti tettonici. A ovest si trova il cratere Shira, che raggiunge un’altezza di 3962 metri; a est il Mawenzi, che tocca la quota di 5149 metri; tra i due si trova invece il cratere Kibo che con i suoi 5895 metri è la vetta più alta d’Africa. Il picco Uhuru viene comunemente indicato come la sommità più alta sul bordo del cratere Kibo.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure data-wp-context="{&quot;imageId&quot;:&quot;6a87faa28e65b&quot;}" data-wp-interactive="core/image" data-wp-key="6a87faa28e65b" class="aligncenter size-box_foto_grande wp-lightbox-container"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="450" data-wp-class--hide="state.isContentHidden" data-wp-class--show="state.isContentVisible" data-wp-init="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--click="actions.showLightbox" data-wp-on--load="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--pointerdown="actions.preloadImage" data-wp-on--pointerenter="actions.preloadImageWithDelay" data-wp-on--pointerleave="actions.cancelPreload" data-wp-on-window--resize="callbacks.setButtonStyles" src="https://territori.africa/wp-content/uploads/2021/12/KILIMANJARO-5-1-600x450.jpg" alt="KILIMANJARO 5 1" class="wp-image-10853" style="aspect-ratio:16/9;object-fit:cover"/><button
			class="lightbox-trigger"
			type="button"
			aria-haspopup="dialog"
			data-wp-bind--aria-label="state.thisImage.triggerButtonAriaLabel"
			data-wp-init="callbacks.initTriggerButton"
			data-wp-on--click="actions.showLightbox"
			data-wp-style--right="state.thisImage.buttonRight"
			data-wp-style--top="state.thisImage.buttonTop"
		>
			<svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="12" height="12" fill="none" viewBox="0 0 12 12">
				<path fill="#fff" d="M2 0a2 2 0 0 0-2 2v2h1.5V2a.5.5 0 0 1 .5-.5h2V0H2Zm2 10.5H2a.5.5 0 0 1-.5-.5V8H0v2a2 2 0 0 0 2 2h2v-1.5ZM8 12v-1.5h2a.5.5 0 0 0 .5-.5V8H12v2a2 2 0 0 1-2 2H8Zm2-12a2 2 0 0 1 2 2v2h-1.5V2a.5.5 0 0 0-.5-.5H8V0h2Z" />
			</svg>
		</button><figcaption class="wp-element-caption"><sup><em>Il cartello in cima al picco Uhuru</em></sup></figcaption></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Mentre lo Shira e il Mawenzi sono ritenute bocche estinte, il Kibo è invece dormiente. Sebbene non sia certo il periodo dell’ultima eruzione, l’attività vulcanica non è comunque cessata, tanto che, ancora oggi, continuano, infatti, a verificarsi emissioni nei pressi della bocca vulcanica e, occasionalmente, vengono registrate piccole e moderate scosse sismiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra il Kibo e il Mawenzi si estende una larga piattaforma chiamata “la sella dei venti” ovvero circa 3600 ettari di territorio caratterizzato dalla tundra, che rappresenta la maggior area di tundra d’altura del territorio africano. Sulla cima della montagna si trova il ghiacciaio di Rebmann (dal nome dell’esploratore tedesco che per primo individuò la presenza di ghiaccio sul Kilimanjaro). Fino all’Ottocento questo ricopriva quasi interamente la vetta, ma nell’ultimo secolo, tra il 1912 e il 2000 si è assistito alla perdita dell’82 percento della massa glaciale.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Kilimanjaro e trekking</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il trekking sul Kilimanjaro è probabilmente il trekking d&#8217;alta quota più popolare al mondo. La ragione della popolarità del Kilimanjaro è ovvia: è la montagna più alta del mondo che si può scalare semplicemente salendo a piedi. Non c’è bisogno di corde, nessuna attrezzatura speciale per l&#8217;arrampicata, nessuna esperienza precedente di alpinismo. Ma questo non significa che sia semplice come una passeggiata nel parco!</p>


<div class="wp-block-image">
<figure data-wp-context="{&quot;imageId&quot;:&quot;6a87faa28ee8a&quot;}" data-wp-interactive="core/image" data-wp-key="6a87faa28ee8a" class="aligncenter size-box_foto_grande wp-lightbox-container"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="450" data-wp-class--hide="state.isContentHidden" data-wp-class--show="state.isContentVisible" data-wp-init="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--click="actions.showLightbox" data-wp-on--load="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--pointerdown="actions.preloadImage" data-wp-on--pointerenter="actions.preloadImageWithDelay" data-wp-on--pointerleave="actions.cancelPreload" data-wp-on-window--resize="callbacks.setButtonStyles" src="https://territori.africa/wp-content/uploads/2021/12/KILIMANJARO-6-600x450.jpg" alt="KILIMANJARO 6" class="wp-image-10854" style="aspect-ratio:16/9;object-fit:cover"/><button
			class="lightbox-trigger"
			type="button"
			aria-haspopup="dialog"
			data-wp-bind--aria-label="state.thisImage.triggerButtonAriaLabel"
			data-wp-init="callbacks.initTriggerButton"
			data-wp-on--click="actions.showLightbox"
			data-wp-style--right="state.thisImage.buttonRight"
			data-wp-style--top="state.thisImage.buttonTop"
		>
			<svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="12" height="12" fill="none" viewBox="0 0 12 12">
				<path fill="#fff" d="M2 0a2 2 0 0 0-2 2v2h1.5V2a.5.5 0 0 1 .5-.5h2V0H2Zm2 10.5H2a.5.5 0 0 1-.5-.5V8H0v2a2 2 0 0 0 2 2h2v-1.5ZM8 12v-1.5h2a.5.5 0 0 0 .5-.5V8H12v2a2 2 0 0 1-2 2H8Zm2-12a2 2 0 0 1 2 2v2h-1.5V2a.5.5 0 0 0-.5-.5H8V0h2Z" />
			</svg>
		</button><figcaption class="wp-element-caption"><sup><em>Gruppo in azione sul Kilimanjaro</em></sup></figcaption></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Il trekking sul Kilimanjaro, infatti, è un&#8217;avventura molto impegnativa. Anche se non occorrono particolari abilità alpinistiche, le precedenti esperienze di trekking di ciascuna persona fanno un&#8217;enorme differenza per la possibilità di successo nel raggiungere la vetta. Naturalmente, le persone che hanno scalato montagne in precedenza troveranno più facile fare trekking sul Kilimanjaro rispetto a persone che non hanno mai scalato una montagna in vita loro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il trekking sul Kilimanjaro richiama ogni anno circa 25mila escursionisti, ma se migliaia di escursionisti raggiungono l’Uhuru Peak senza grandi difficoltà, sono molti di più coloro che non ce la fanno perché soffrono del mal di montagna o semplicemente perché non sono in buone condizioni fisiche o allenati per questa ascesa. Inoltre, nel corso degli anni, anche se raramente, alcuni escursionisti o portatori hanno perso la vita durante la scalata.</p>



<div class="wp-block-advgb-button aligncenter"><a class="wp-block-advgb-button_link advgbbtn-b4e4ffec-f0dc-4202-a41e-3d7465fceba2" href="https://territori.africa/individuali/viaggi-a-tema/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span><strong>Scopri i nostri viaggi sul Kilimanjaro</strong></span></a></div>
<style type="text/css" class="advgb-blocks-styles-renderer">.advgbbtn-b4e4ffec-f0dc-4202-a41e-3d7465fceba2{font-size:18px;color:#ffffff !important;background-color:#5ea43e !important;margin:0px 0px 0px 0px !important;padding:10px 30px 10px 30px;border-width:1px !important;border-style:none;border-radius:50px !important;}.advgbbtn-b4e4ffec-f0dc-4202-a41e-3d7465fceba2:hover{box-shadow:1px 1px 12px 0px #ccc;opacity:1;transition:all 0.2s ease;}.advgbbtn-b4e4ffec-f0dc-4202-a41e-3d7465fceba2 > i {display: none !important;}</style>


<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">Venire quindi preparati fisicamente ed equipaggiati con calzature e abbigliamento idonei e, cosa ancora più importante, con tutto il tempo di cui avere bisogno per la salita è il segreto per avere successo nell’impresa. Se si vuole davvero raggiungere la cima, consigliamo di prendere in considerazione l’aggiunta di un giorno in più agli itinerari di salita standard. La città di Arusha, ai piedi del monte Kilimanjaro, è il luogo da dove partono quasi tutti i gruppi che intendono tentare l’ascesa e si trova già a circa 1400 metri sul livello del mare, quindi già un buon punto di partenza per l’impresa.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">I percorsi principali</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Esistono sei itinerari principali che consentono di raggiungere la vetta del Kilimanjaro. Su tutti, con l’eccezione della Marangu Route, è indispensabile utilizzare le tende.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure data-wp-context="{&quot;imageId&quot;:&quot;6a87faa28f869&quot;}" data-wp-interactive="core/image" data-wp-key="6a87faa28f869" class="aligncenter size-box_foto_grande wp-lightbox-container"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="450" data-wp-class--hide="state.isContentHidden" data-wp-class--show="state.isContentVisible" data-wp-init="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--click="actions.showLightbox" data-wp-on--load="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--pointerdown="actions.preloadImage" data-wp-on--pointerenter="actions.preloadImageWithDelay" data-wp-on--pointerleave="actions.cancelPreload" data-wp-on-window--resize="callbacks.setButtonStyles" src="https://territori.africa/wp-content/uploads/2021/12/KILIMANJARO-MAPPA-TOTALE-600x450.jpg" alt="KILIMANJARO MAPPA TOTALE" class="wp-image-10855" style="aspect-ratio:16/9;object-fit:cover"/><button
			class="lightbox-trigger"
			type="button"
			aria-haspopup="dialog"
			data-wp-bind--aria-label="state.thisImage.triggerButtonAriaLabel"
			data-wp-init="callbacks.initTriggerButton"
			data-wp-on--click="actions.showLightbox"
			data-wp-style--right="state.thisImage.buttonRight"
			data-wp-style--top="state.thisImage.buttonTop"
		>
			<svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="12" height="12" fill="none" viewBox="0 0 12 12">
				<path fill="#fff" d="M2 0a2 2 0 0 0-2 2v2h1.5V2a.5.5 0 0 1 .5-.5h2V0H2Zm2 10.5H2a.5.5 0 0 1-.5-.5V8H0v2a2 2 0 0 0 2 2h2v-1.5ZM8 12v-1.5h2a.5.5 0 0 0 .5-.5V8H12v2a2 2 0 0 1-2 2H8Zm2-12a2 2 0 0 1 2 2v2h-1.5V2a.5.5 0 0 0-.5-.5H8V0h2Z" />
			</svg>
		</button><figcaption class="wp-element-caption"><sup><em>I percorsi per raggiungere la cima</em></sup></figcaption></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph"><strong>1. Marangu Route</strong><strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso Marangu, noto anche come percorso &#8220;Coca-Cola&#8221;, è il percorso più antico e consolidato del Kilimangiaro. Questo è l&#8217;unico percorso che offre capanne per dormire in alloggi in stile dormitorio al posto del campeggio. Molti preferiscono Marangu perché è considerato il sentiero più facile della montagna, data la sua pendenza graduale e il percorso diretto. Tuttavia il breve lasso di tempo del percorso potrebbe rendere difficile l&#8217;acclimatazione in quota. Il percorso si avvicina al Monte Kilimangiaro da sud-est. Marangu è purtroppo il meno panoramico degli altri percorsi perché la salita e la discesa sono lungo lo stesso sentiero e bisogna tenere in considerazione che è anche il percorso più affollato proprio per questo motivo.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure data-wp-context="{&quot;imageId&quot;:&quot;6a87faa28ff8c&quot;}" data-wp-interactive="core/image" data-wp-key="6a87faa28ff8c" class="aligncenter size-box_foto_grande wp-lightbox-container"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="450" data-wp-class--hide="state.isContentHidden" data-wp-class--show="state.isContentVisible" data-wp-init="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--click="actions.showLightbox" data-wp-on--load="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--pointerdown="actions.preloadImage" data-wp-on--pointerenter="actions.preloadImageWithDelay" data-wp-on--pointerleave="actions.cancelPreload" data-wp-on-window--resize="callbacks.setButtonStyles" src="https://territori.africa/wp-content/uploads/2021/12/CARTELLO-MARANGU-600x450.jpg" alt="CARTELLO MARANGU" class="wp-image-10856" style="aspect-ratio:16/9;object-fit:cover"/><button
			class="lightbox-trigger"
			type="button"
			aria-haspopup="dialog"
			data-wp-bind--aria-label="state.thisImage.triggerButtonAriaLabel"
			data-wp-init="callbacks.initTriggerButton"
			data-wp-on--click="actions.showLightbox"
			data-wp-style--right="state.thisImage.buttonRight"
			data-wp-style--top="state.thisImage.buttonTop"
		>
			<svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="12" height="12" fill="none" viewBox="0 0 12 12">
				<path fill="#fff" d="M2 0a2 2 0 0 0-2 2v2h1.5V2a.5.5 0 0 1 .5-.5h2V0H2Zm2 10.5H2a.5.5 0 0 1-.5-.5V8H0v2a2 2 0 0 0 2 2h2v-1.5ZM8 12v-1.5h2a.5.5 0 0 0 .5-.5V8H12v2a2 2 0 0 1-2 2H8Zm2-12a2 2 0 0 1 2 2v2h-1.5V2a.5.5 0 0 0-.5-.5H8V0h2Z" />
			</svg>
		</button><figcaption class="wp-element-caption"><sup><em>Ingresso della Marangu route</em></sup></figcaption></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph"><strong>2. Machame Route</strong><strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso Machame, noto anche come percorso &#8220;Whisky&#8221;, è il percorso più popolare del Kilimanjaro. L&#8217;attrazione di Machame, infatti, è nella sua bellezza paesaggistica. Tuttavia, il sentiero è considerato difficile, ripido e impegnativo, soprattutto per il suo itinerario più breve. Pertanto questo percorso è più adatto per le persone più avventurose o per coloro che hanno esperienza di alta quota, escursionismo o trekking con lo zaino in spalla. Il percorso si avvicina al Monte Kilimanjaro da sud, iniziando dal Machame Gate. Il sentiero conduce gli escursionisti attraverso la foresta pluviale fino all&#8217;altopiano di Shira. Qui convergono molti dei percorsi del Kilimanjaro. Quindi il percorso gira a est e attraversa il campo di ghiaccio meridionale del Kilimanjaro lungo un sentiero noto come Circuito meridionale prima di raggiungere la vetta da Barafu. La discesa invece, normalmente avviene tramite la via Mweka.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>3. Umbwe Route</strong><strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso Umbwe ha la meritata reputazione di essere il percorso più impegnativo sul Monte Kilimanjaro. A causa della veloce salita in quota, questo percorso non prevede le tappe necessarie per l&#8217;acclimatazione. Sebbene il numero di persone su questo sentiero sia molto basso, anche le possibilità di successo sono basse. L&#8217;Umbwe è considerato un percorso molto difficile e faticoso, che dovrebbe essere tentato solo da escursionisti forti che sono sicuri della loro capacità di acclimatarsi rapidamente all&#8217;altitudine. Avvicinandosi da sud, il percorso Umbwe è una salita breve, ripida e diretta. Dopo aver raggiunto Barranco Camp, il sentiero gira a est e attraversa il campo di ghiaccio meridionale del Kilimanjaro su un sentiero noto come Circuito meridionale prima di raggiungere la vetta da Barafu. La discesa invece, normalmente avviene tramite la via Mweka.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>4. Rongai Route</strong><strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La rotta Rongai è l&#8217;unica che si avvicina al Kilimanjaro da nord, vicino al confine con il Kenya. Sebbene stia guadagnando popolarità tra gli scalatori, questa via è ancora poco frequentata. Rongai ha una pendenza più graduale rispetto agli altri percorsi della montagna. È il percorso preferito per chi cerca un&#8217;alternativa al popolare percorso Marangu, per chi desidera un&#8217;escursione più remota e per coloro che scalano durante la stagione delle piogge (il lato nord riceve meno precipitazioni). Rongai è un percorso moderatamente difficile ed è altamente raccomandato, soprattutto per chi ha meno esperienza con lo zaino. Sebbene lo scenario non sia così vario come le rotte occidentali, Rongai compensa questa situazione attraversando vere aree selvagge per quasi tutto il percorso. La discesa si effettua, invece normalmente per la via Marangu.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure data-wp-context="{&quot;imageId&quot;:&quot;6a87faa2907ed&quot;}" data-wp-interactive="core/image" data-wp-key="6a87faa2907ed" class="aligncenter size-box_foto_grande wp-lightbox-container"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="450" data-wp-class--hide="state.isContentHidden" data-wp-class--show="state.isContentVisible" data-wp-init="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--click="actions.showLightbox" data-wp-on--load="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--pointerdown="actions.preloadImage" data-wp-on--pointerenter="actions.preloadImageWithDelay" data-wp-on--pointerleave="actions.cancelPreload" data-wp-on-window--resize="callbacks.setButtonStyles" src="https://territori.africa/wp-content/uploads/2021/12/RISTORO-RONGAI-600x450.jpg" alt="RISTORO RONGAI" class="wp-image-10857" style="aspect-ratio:16/9;object-fit:cover"/><button
			class="lightbox-trigger"
			type="button"
			aria-haspopup="dialog"
			data-wp-bind--aria-label="state.thisImage.triggerButtonAriaLabel"
			data-wp-init="callbacks.initTriggerButton"
			data-wp-on--click="actions.showLightbox"
			data-wp-style--right="state.thisImage.buttonRight"
			data-wp-style--top="state.thisImage.buttonTop"
		>
			<svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="12" height="12" fill="none" viewBox="0 0 12 12">
				<path fill="#fff" d="M2 0a2 2 0 0 0-2 2v2h1.5V2a.5.5 0 0 1 .5-.5h2V0H2Zm2 10.5H2a.5.5 0 0 1-.5-.5V8H0v2a2 2 0 0 0 2 2h2v-1.5ZM8 12v-1.5h2a.5.5 0 0 0 .5-.5V8H12v2a2 2 0 0 1-2 2H8Zm2-12a2 2 0 0 1 2 2v2h-1.5V2a.5.5 0 0 0-.5-.5H8V0h2Z" />
			</svg>
		</button><figcaption class="wp-element-caption"><sup><em>La &#8220;sala da pranzo&#8221; durante i trekking in campeggio</em></sup></figcaption></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph"><strong>5. Shira Plateau Route</strong><strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Shira Route è un sentiero poco frequentato che inizia vicino a Shira Ridge. È quasi identico al percorso Lemosho. In effetti, in precedenza, Shira era la via originale mentre Lemosho è diventata la variante migliorata. Sebbene Shira sia un percorso vario e bello, è meno favorevole a causa dell&#8217;altitudine relativamente elevata del punto di partenza, a cui si può comunque accedere con un veicolo. È possibile che gli scalatori sperimentino alcuni sintomi legati all&#8217;altitudine il primo giorno mentre si accampano. Il percorso Shira attraversa l&#8217;intero altopiano di Shira da ovest a est in una piacevole escursione relativamente pianeggiante. Quindi il percorso attraversa il campo di ghiaccio meridionale del Kilimanjaro su un percorso noto come Circuito meridionale prima di raggiungere la vetta da Barafu. La discesa, invece avviene normalmente tramite la via Mweka.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>6. Lemosho Route</strong><strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso Lemosho è considerato il sentiero più panoramico del Kilimanjaro, garantendo viste panoramiche su vari lati della montagna. Essendo una delle vie più recenti, Lemosho è una scelta eccellente per la arrampicata. Il percorso si avvicina al Monte Kilimanjaro da ovest. Il percorso attraversa l&#8217;intero altopiano di Shira da ovest a est in una piacevole escursione relativamente pianeggiante. La folla di scalatori è bassa fino a quando il percorso non si unisce al percorso Machame vicino a Lava Tower. Quindi il percorso attraversa il campo di ghiaccio meridionale del Kilimanjaro su un percorso noto come Circuito meridionale prima di raggiungere la vetta da Barafu. La discesa, invece avviene normalmente tramite la via Mweka.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>7. Mweka Route</strong><strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Percorribile soltanto per la discesa, la Mweka Route viene spesso utilizzata da chi sceglie di salire seguendo la Machame Route, la Umbwe Route e la Lemosho Route.</p>


<div class="container">
<iframe src="https://www.youtube.com/embed/iCiP_nYfXTc" frameborder="0" allowfullscreen="" class="video"></iframe>
</div>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Quando andare</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’ascensione al Kilimanjaro è fattibile in qualsiasi periodo dell’anno, anche se le condizioni meteorologiche che interessano la montagna sono notoriamente molto variabili e difficili da prevedere. In generale, il periodo migliore per salire sulla montagna è la stagione secca, dalla fine di giugno a ottobre, e dalla fine di dicembre a febbraio o all’inizio di marzo, subito dopo le brevi piogge e prima dell’inizio delle grandi piogge. A novembre e in marzo/aprile è più probabile che i sentieri nella foresta siano scivolosi e che i percorsi per la vetta, specialmente la parte occidentale, siano ricoperti di neve. Detto questo, potreste trovare giornate belle e soleggiate anche in questi periodi.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Alcuni consigli</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per arrivare in cima al tetto d’Africa non serve essere degli esperti di alpinismo o super allenati, il trekking non è tecnicamente difficile, ma è bene arrivare preparati dal punto di vista fisico e psicologico perché si tratta comunque di un trekking impegnativo. Migliaia di persone affrontano il loro trekking sul Kilimangiaro senza alcuna esperienza e alcuni di loro, nonostante questo, riescono a raggiungere la vetta. Ma sono molte di più le persone che, senza una adeguata preparazione, rinunciano e sono costrette a tornare in basso: non c&#8217;è dubbio che è uno svantaggio rispetto alle persone allenate al trekking.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Allenamento con palestra, esercizi ed attività aerobica</strong><strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’allenamento migliore, prima di partire, è ovviamente quello in montagna, ma non tutti hanno la possibilità ed il tempo per allenarsi frequentemente in montagna. Prima della partenza, pertanto, consigliamo di allenarsi 2-3 volte la settimana in palestra con un buon esercizio aerobico (corsa, bicicletta, step o simili) oppure all’aria aperta con corsa ed esercizi per tutte le parti del corpo, non solo per le gambe quindi, ma anche spalle, braccia, addominali, dorsali,. E’ importante avere un “buon fiato” che aiuterà in alta quota, ed avere un fisico allenato, per camminare a lungo e portare lo zaino con l’attrezzatura della giornata. Non dimenticare lo stretching: è molto importante per la salute dei muscoli e, soprattutto, per recuperare più in fretta.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Allenamento in montagna</strong><strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se possibile, oltre all’allenamento in palestra, consigliamo di allenarsi su percorsi di trekking: non c’è’ allenamento migliore che macinare chilometri su e giù per i sentieri di montagna per poter raggiungere con successo la cima del Kilimanjaro. Riuscire a salire qualche volta oltre i 3000 metri prima della partenza, magari anche oltre, ove possibile, aiuterà sicuramente il fisico ad abituarsi all’altitudine. Abituatevi a camminare anche con i bastoncini da trekking: sono molto importanti perché riducono il carico sulle ginocchia, soprattutto in discesa. Farete meno fatica e più difficilmente compariranno dolori o fastidiose infiammazioni.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure data-wp-context="{&quot;imageId&quot;:&quot;6a87faa291576&quot;}" data-wp-interactive="core/image" data-wp-key="6a87faa291576" class="aligncenter size-box_foto_grande wp-lightbox-container"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="450" data-wp-class--hide="state.isContentHidden" data-wp-class--show="state.isContentVisible" data-wp-init="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--click="actions.showLightbox" data-wp-on--load="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--pointerdown="actions.preloadImage" data-wp-on--pointerenter="actions.preloadImageWithDelay" data-wp-on--pointerleave="actions.cancelPreload" data-wp-on-window--resize="callbacks.setButtonStyles" src="https://territori.africa/wp-content/uploads/2020/04/machame-4-600x450.jpg" alt="machame 4" class="wp-image-6546" style="aspect-ratio:16/9;object-fit:cover"/><button
			class="lightbox-trigger"
			type="button"
			aria-haspopup="dialog"
			data-wp-bind--aria-label="state.thisImage.triggerButtonAriaLabel"
			data-wp-init="callbacks.initTriggerButton"
			data-wp-on--click="actions.showLightbox"
			data-wp-style--right="state.thisImage.buttonRight"
			data-wp-style--top="state.thisImage.buttonTop"
		>
			<svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="12" height="12" fill="none" viewBox="0 0 12 12">
				<path fill="#fff" d="M2 0a2 2 0 0 0-2 2v2h1.5V2a.5.5 0 0 1 .5-.5h2V0H2Zm2 10.5H2a.5.5 0 0 1-.5-.5V8H0v2a2 2 0 0 0 2 2h2v-1.5ZM8 12v-1.5h2a.5.5 0 0 0 .5-.5V8H12v2a2 2 0 0 1-2 2H8Zm2-12a2 2 0 0 1 2 2v2h-1.5V2a.5.5 0 0 0-.5-.5H8V0h2Z" />
			</svg>
		</button><figcaption class="wp-element-caption"><sup><em>La gioia dell&#8217;arrivo</em></sup></figcaption></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph"><strong>Condizioni e attrezzatura per la salita</strong><strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Una volta arrivati in Tanzania e pronti per iniziare la scalata, non sottovalutate le condizioni atmosferiche sul Kilimanjaro. Sulla montagna il tempo è spesso freddo e potrebbe piovere di frequente, e pertanto avrete bisogno di indumenti caldi e impermeabili e di una buona attrezzatura, tra cui un sacco a pelo di buona qualità. A prescindere dal periodo dell’anno in cui effettuerete la salita, impermeabilizzate ogni cosa, soprattutto il sacco a pelo, perché è molto difficile che le cose si asciughino in giornata.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;esperienza di trekking fa la differenza</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema principale durante il trekking sul Kilimanjaro è l&#8217;altitudine: ci vogliono alcuni giorni per arrivare in cima e, mano a mano che si sale, diminuiscono i livelli di ossigeno in quota. Le persone che hanno scalato le montagne in precedenza hanno il vantaggio di aver imparato a camminare da sole. Hanno imparato a giudicare le condizioni e. quindi, ad adattare il loro ritmo in modo che permetta loro di camminare per molte ore. L’esperienza, inoltre, insegna a trovare un ritmo costante, senza fermarsi; se il sentiero diventa più ripido, i passi si fanno più corti, ma il ritmo rimane lo stesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se si fanno più pause ma si cammina più velocemente tra una pausa e l’altra, o se si varia costantemente la velocità, fermandosi e recuperando di nuovo, probabilmente si potrebbe coprire la stessa distanza nello stesso tempo, ma il tragitto sembrerà più lungo e richiederà più energia. Le guide del Kilimanjaro cercheranno di insegnare questo fin dal primo giorno: &#8220;pole pole&#8221; è la parola Kishuaheli per lento e costante. È la frase che si ascolterà tutto il giorno, tutti i giorni. Solo facendo tesoro di questi consigli si potrà avere la soddisfazione di raggiungere il picco Uhuru!</p>



<div class="wp-block-advgb-button aligncenter"><a class="wp-block-advgb-button_link advgbbtn-c4c63116-d8fc-4aaf-acee-82730d62fd42" href="https://territori.africa/individuali/viaggi-a-tema/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span><strong>Scopri i nostri viaggi sul Kilimanjaro</strong></span></a></div>
<style type="text/css" class="advgb-blocks-styles-renderer">.advgbbtn-c4c63116-d8fc-4aaf-acee-82730d62fd42{font-size:18px;color:#ffffff !important;background-color:#5ea43e !important;margin:0px 0px 0px 0px !important;padding:10px 30px 10px 30px;border-width:1px !important;border-style:none;border-radius:50px !important;}.advgbbtn-c4c63116-d8fc-4aaf-acee-82730d62fd42:hover{box-shadow:1px 1px 12px 0px #ccc;opacity:1;transition:all 0.2s ease;}.advgbbtn-c4c63116-d8fc-4aaf-acee-82730d62fd42 > i {display: none !important;}</style><p>L'articolo <a href="https://territori.africa/il-trekking-sul-kilimanjaro/">Il trekking sul Kilimanjaro</a> proviene da <a href="https://territori.africa">Territori Africa</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
