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	<title>Etiopia news Archivi - Territori Africa</title>
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	<description>Tour Operator specializzato viaggi in Africa</description>
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		<title>Ritorno in Etiopia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[daniele]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Apr 2023 14:02:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie viaggi Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Etiopia news]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, recentemente, ha effettuato un&#160; viaggio in Etiopia per una visita di stato ritenuta piuttosto importante: infatti, ad Addis Abeba, dopo l’incontro con il presidente dell&#8217;Unione Africana Moussa Faki, è stata accolta al Palazzo Nazionale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, recentemente, ha effettuato un&nbsp; viaggio in Etiopia per una visita di stato ritenuta piuttosto importante: infatti, ad Addis Abeba, dopo l’incontro con il presidente dell&#8217;Unione Africana Moussa Faki, è stata accolta al Palazzo Nazionale dal premier etiope Abiy Ahmed.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro dell’incontro, oltre a rilanciare la presenza dell’Italia nel cosiddetto Corno d’Africa, è stato ribadito il forte sostegno della nostra nazione al processo di pace, agli aiuti umanitari alla popolazione e al sostegno allo sviluppo. È sicuramente da sottolineare il fatto che il nostro presidente del consiglio è stato il primo leader del mondo occidentale ad effettuare una visita ufficiale dopo la fine delle ostilità nel Tigrai nel novembre scorso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La storia recente del nostro paese si è fortemente “intrecciata” con quella etiope: successivamente alle vicende storiche coloniali, infatti, abbiamo assistito ad un costante rafforzamento delle relazioni bilaterali e commerciali oltre che delle relazioni diplomatiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La visita della presidente Meloni ad Addis Abeba, pertanto, si inquadra, secondo il governo italiano, in quel “Piano Mattei” di sostegno allo sviluppo definito come &#8220;non predatorio&#8221; ai Paesi africani e che promette un approccio completamente diverso da quello avuto dalle altre potenze mondiali. A questa visita ad altissimo livello politico, infatti, seguirà anche una missione imprenditoriale per sostenere l&#8217;Etiopia nel programma di riforme e di trasformazione economica, oltre che di aiuto per il superamento della grave crisi economica ed umanitaria, conseguenza, non solo della pandemia, ma, soprattutto, del conflitto da poco terminato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’obiettivo dichiarato è quello di sviluppare nuove sinergie e collaborazioni in diversi settori, quali agricoltura, allevamento, infrastrutture, energia, ma anche di promuovere ulteriori scambi commerciali, grazie al trasferimento delle tecnologie e ad investimenti. È interessante, inoltre, sottolineare il fatto che è stato firmato un accordo per il sostegno all’economia etiope per oltre 140 milioni di euro nei prossimi tre anni, che servirà allo sviluppo di diversi settori economici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A noi fa piacere notare che, tra i settori definiti importanti, rientra anche il turismo, visto, non solo come fonte di occupazione e integrazione, ma anche come modello di sviluppo sostenibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In conclusione, ci fa piacere, ancora di più, fare notare che la parte del territorio, non direttamente coinvolta dal conflitto, è già pronta a “ripartire” e ad accogliere i turisti in sicurezza e noi, come Territori Africa, siamo contenti di essere tra i primi ad avere accolto questo appello.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



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		<title>Scoppia la pace in Etiopia</title>
		<link>https://territori.africa/scoppia-la-pace-in-etiopia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[daniele]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Dec 2022 09:54:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie viaggi Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Etiopia news]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Etiopi e Tigray firmano la fine delle ostilità Il governo dell’Etiopia e il Fronte di liberazione popolare del Tigray (Tplf) hanno firmato un accordo di pace, a due anni dallo scoppio della guerra. Alla fine di ottobre le due delegazioni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" id="h-etiopi-e-tigray-firmano-la-fine-delle-ostilita">Etiopi e Tigray firmano la fine delle ostilità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il governo dell’Etiopia e il Fronte di liberazione popolare del Tigray (Tplf) hanno firmato un accordo di pace, a due anni dallo scoppio della guerra. Alla fine di ottobre le due delegazioni si trovavano riunite a Pretoria, in Sud Africa, per provare a mettere fine a un conflitto che tra conseguenze dirette e indirette ha causato qualcosa come 500mila morti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non c’erano grandi aspettative dai colloqui, invece nella giornata del 2 novembre le due parti hanno raggiunto un accordo di pace che l’Onu stessa ha definito “un primo passo fondamentale per la cessazione del conflitto”.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-i-negoziati-di-pace-in-sud-africa">I negoziati di pace in Sud Africa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In due anni di guerra in Tigray sono morte, secondo dati ufficiosi, almeno 500mila persone, gli sfollati sono nell’ordine dei milioni e oltre cinque milioni di persone necessitano di aiuti alimentari, in un conflitto che si è presto trasformato in emergenza umanitaria, oltre che essere teatro, in diversi casi, da ambo le parti, di crimini contro l’umanità e crimini di guerra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella scorsa primavera era stato raggiunto un cessate il fuoco ma a partire dall’estate sono ripresi gli scontri, con pesanti bombardamenti da parte delle autorità etiopi che hanno colpito anche scuole e strutture sanitarie. Sembrava che il contesto fosse molto poco propenso al raggiungimento di un accordo di pace, tanto che aveva già stupito il fatto che delegati del governo etiope e rappresentanti del Fronte di liberazione popolare del Tigray (Tplf) avessero accettato di incontrarsi in Sudafrica, in quelli che sono stati i primi colloqui ufficiali dall’inizio del conflitto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A mediare, viste anche le ripercussioni regionali di un conflitto di tale portata, è stata l’Unione africana, così come un trittico di persone composto dall’ex vicepresidente sudafricano Phumzile Mlambo-Ngcukam, dall’ex presidente del Kenya Uhuru Kenyatta e dall’ex presidente nigeriano Olusegun Obasanjo. E alla fine l’accordo è stato raggiunto.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-la-fine-delle-ostilita-in-tigray">La fine delle ostilità in Tigray</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Getachew Reda, tra le più importanti autorità del Fronte di liberazione popolare del Tigray, e Redwan Hussien, braccio destro del presidente etiope Abiy Ahmed Ali, si sono stretti la mano a Pretoria e hanno firmato un documento di pace definito storico.</p>


<p><iframe src="https://www.google.com/maps/d/u/2/embed?mid=1fvZnbku-Ti96WNg3xTDOoq1i8G4GY8E&amp;ehbc=2E312F&amp;z=4" width="100%" height="300"></iframe></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel testo si parla di disarmo, di cessazione delle ostilità e fine delle propaganda, di accesso agli aiuti umanitari nel territorio del Tigray, di ricostruzione da parte di Addis Abeba delle infrastrutture danneggiate nella regione, di rinuncia del Tplf all’indipendenza del Tigray e di reintegrazione del governo autonomo regionale in quello centrale etiope. L’accordo è stato definito dal rappresentante dell’Unione africana, Olusegun Obasanjo, “un inizio del processo di pace e non la pace stessa”. In effetti mancano dettagli su come il piano di pace sarà attuato e su chi vigilerà sul suo rispetto, dunque le prossime settimane sul campo saranno decisive per capire le reali intenzioni di porre fine alla guerra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, dopo un blocco totale in corso da agosto, il 15 novembre la prima consegna di aiuti internazionali ha raggiunto la capitale del Tigray Macallè con due camion medici del Comitato internazionale della Croce Rossa, seguita, il giorno dopo da un convoglio&nbsp;di 15 camion del Programma alimentare mondiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allo stesso tempo, nel processo di attuazione dell’accordo, si è anche decisa la formazione, entro il 22 novembre, di una squadra speciale con il compito di monitorare possibili violazioni. Il gruppo includerà rappresentanti del governo di Addis Abeba, del Tplf, dell’Unione Africana e del blocco regionale dell’Igad (Autorità intergovernativa di sviluppo).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sicuramente, la situazione attuale è ancora delicata e, sotto diversi punti di vista, molto fragile, visti gli episodi che hanno contraddistinto gli ultimi due anni di conflitto, ma l’inizio del processo di pace con la firma degli accordi del 2 novembre e l’invio degli aiuti internazionali alla popolazione stremata sono decisamente un vero passo in avanti verso la pace.</p>



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		<title>Le chiese nella roccia di Lalibela</title>
		<link>https://territori.africa/le-chiese-nella-roccia-di-lalibela/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[daniele]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Dec 2021 15:55:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie viaggi Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Etiopia news]]></category>
		<category><![CDATA[Storia cultura religione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A 2500 metri di altezza circa, nella regione degli Amara, nell’Etiopia centro settentrionale, in un territorio prevalentemente montuoso e a ridosso dei monti Semien, sorge la città santa di Lalibela, seconda per importanza religiosa solo alla città di Axum. A [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">A 2500 metri di altezza circa, nella regione degli Amara, nell’Etiopia centro settentrionale, in un territorio prevalentemente montuoso e a ridosso dei monti Semien, sorge la città santa di Lalibela, seconda per importanza religiosa solo alla città di Axum. A differenza di Axum, però, la popolazione è quasi completamente cristiana ortodossa etiope. L’Etiopia, infatti, fu una delle prime nazioni che adottarono il cristianesimo intorno al IV secolo e le radici storiche di questa confessione si fanno risalire addirittura al tempo degli apostoli stessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lalibela, tuttavia, deve la sua importanza non alla città in sé, quanto alla presenza di una delle<strong> meraviglie architettoniche del nostro pianeta</strong>: si tratta infatti, del complesso monumentale delle <strong>chiese rupestri scavate nella roccia</strong>, che sono state dichiarate patrimonio mondiale dell’Unesco.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center" id="h-le-origini-delle-chiese-e-la-loro-costruzione">Le origini delle chiese e la loro costruzione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La storia di queste chiese è particolare in quanto si mescola con la leggenda. Dopo la caduta del potente regno di Aksum, intorno al 960, l’Etiopia sprofondò in un’epoca di<strong> </strong>decadenza<strong>. </strong>Questa fase terminò soltanto due secoli più tardi, esattamente nel 1181, con<strong> </strong>l’ascesa al trono dell’imperatore Gebre Maskal Lalibela. La vita di questo re della dinastia Zagwe si snoda tra il mito e la storia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il re nacque a Roha (che solo successivamente cambiò nome in Lalibela in suo onore) nel 1162. Gli fu dato il nome &#8220;Lalibela&#8221;, che significa &#8220;le api riconoscono la sua sovranità&#8221; a causa di un episodio particolare: uno sciame di api infatti, si dice che lo avesse circondato alla sua nascita senza causargli alcun danno,e per questo motivo, sua madre, la regina, considerò questo evento come un segno premonitore del suo futuro regno come imperatore di Etiopia. A questo punto la leggenda e le tradizioni divergono su cosa successe realmente: secondo alcune interpretazioni si narra che il fratello maggiore del futuro re, Habrav, ne fu geloso e ordinò di avvelenare il giovane, ormai diventato un rivale. Lalibela sprofondò in un sonno mortale e fu portato da alcuni angeli in cielo, dove osservò delle strane costruzioni. Dio ridiede la vita al giovane principe a patto che questi costruisse nella capitale del regno<strong> </strong>chiese simili a quelle che aveva<strong> </strong>intravisto in sogno.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="640" height="480" src="https://territori.africa/wp-content/uploads/2021/12/gebre-lalibela.jpg" alt="gebre lalibela" class="wp-image-10803"/><figcaption class="wp-element-caption"><sup><em>Una delle raffigurazioni del re Lalibela in un affresco</em></sup></figcaption></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Un’altra versione invece, afferma che il giovane fu costretto all’esilio a causa dell’ostilità del fratello maggiore e dello zio e che fu quasi avvelenato. In considerazione del fatto che Lalibela salì al potere durante la vita del fratello maggiore, è altamente probabile che il potere fu preso con la forza delle armi in una sorta di scontro tra fratelli. Dopo la presa di potere, si narra che Lalibela abbia visto Gerusalemme in una visione e poi abbia tentato di costruire una nuova Gerusalemme in risposta alla cattura di quella originale da parte dei musulmani nel 1187.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il re fece costruire <strong>undici chiese</strong> scavate pazientemente nella roccia<strong>,</strong> collegate tra loro da <strong>passaggi segreti</strong> e ricavate interamente dalla roccia stessa, senza l’ausilio di murature, né legna né pietra. Queste chiese, chiamate Bete, rappresentano luoghi santi. Sono divise in gruppi e separate tra loro da un canale artificiale, metafora del fiume Giordano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla fine del XV secolo i portoghesi decisero di stabilire in Etiopia<strong> </strong>una base operativa per i viaggi verso l’India<strong>. </strong>Nel 1520 Emanuele I di Portogallo inviò una spedizione, di cui ci è arrivata testimonianza grazie a uno dei suoi componenti, padre Francisco Álvares, che si avventurò in quelle terre allora quasi sconosciute. Nel suo libro “Verdadeira informação das terras do Preste João”, Álvares fornì agli occidentali la prima descrizione dettagliata delle chiese di Lalibela<strong>, </strong>di cui fino ad allora erano arrivate solo vaghe informazioni.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="700" height="600" src="https://territori.africa/wp-content/uploads/2021/12/Karta_Lalibela.jpg" alt="Karta Lalibela" class="wp-image-10804"/><figcaption class="wp-element-caption"><sup><em>La disposizione delle chiese nella città di Lalibela</em></sup></figcaption></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Tra gli altri dettagli, Álvares annotò le dimensioni di tutte le chiese di Lalibela e dichiarò che gli edifici di culto scavati nella pietra erano talmente tanti che era impossibile immaginare l’esistenza di un complesso simile in un’altra parte del mondo. Inoltre, i monaci locali avevano riferito all’uomo che i santuari erano stati<strong> </strong>scavati nella roccia in soli 24 anni.<strong> </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante il XIX secolo altri esploratori europei visitarono la città sacra di Lalibela e descrissero nuovamente le chiese monolitiche,<strong> </strong>aggiungendo immagini e piantine dettagliate.<strong> </strong>Tra questi studiosi si distinsero il tedesco Gerhard Rohlfs e i francesi Raffray e Simon. Tuttavia fu solo nel 1939, in piena dominazione italiana, che l’archeologo, architetto e storico dell’arte Alessandro Monti Della Corte scrisse il primo trattato completo su tutte le chiese di Lalibela. Della Corte le descrisse come”immense, raffinate e architettonicamente uniche”e le definì il più grande tesoro del cristianesimo ortodosso etiope.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center" id="h-le-chiese-e-la-loro-struttura">Le chiese e la loro struttura</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le chiese non sono state costruite in modo tradizionale, ma piuttosto sono state <strong>scavate nella roccia viva</strong> <strong>di blocchi monolitici</strong>. Questi blocchi furono ulteriormente cesellati, formando porte, finestre, colonne, vari piani, tetti ecc. Questa gigantesca opera fu ulteriormente completata con un vasto sistema di canali di scolo, trincee e passaggi cerimoniali, alcuni con aperture per grotte eremitiche e catacombe. Questa opera immane, conosciuta in tutto il mondo, è una parte importante della storia dell&#8217;architettura rupestre tanto che il sito è stato riconosciuto come patrimonio dall’Unesco nel 1968 e comprende 11 chiese:</p>



<p class="wp-block-paragraph">1. <strong>La Bete Giyorgis</strong>: è sicuramente la più scenografica e la meglio conservata ed è considerata la più bella dai numerosi turisti che ogni anno giungono qui per ammirarla. È in una posizione isolata rispetto ai complessi interconnessi delle altre chiese rupestri e il fatto di essere a sé stante è una caratteristica che la rende unica ed immediatamente riconoscibile. <strong>La Chiesa di San Giorgio</strong> è stata l’ultima, in ordine cronologico, delle chiese che sono state costruite a Lalibela; la leggenda vuole che, una volta completate le altre chiese, San Giorgio apparve al re Lalibela a cavallo del suo bianco destriero e lo rimproverò di averlo dimenticato e di non aver eretto nessuna chiesa a suo nome. Il re promise quindi di rimediare a tale dimenticanza e fece iniziare i lavori di Bete Giyorgis; sembra che il santo fosse spesso presente durante i lavori di costruzione e le impronte lasciate dagli zoccoli del suo cavallo sono visibili nella roccia madre attorno alla chiesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fiore all’occhiello di Lalibela è sicuramente la chiesa Bete Giyorgis. Questa chiesa dalla pianta cruciforme si sviluppa verso il basso. Gli operai che l’hanno costruita hanno iniziato a scavare dal livello del terreno e sono scesi per circa tredici metri. L’edificio è visibile dall’alto da vari punti di osservazione. In particolare c’è una piccola altura nei pressi del bordo, che dà maggiormente la possibilità di guardare l’edificio nel suo insieme: da qui si può ammirare il paesaggio circostante, la piana in cui è scavato l’edificio e apprezzarne la pianta regolare. Si può poi camminare intorno al bordo dello scavo per osservare perfettamente la profondità dello stesso e le decorazioni lungo tutte le pareti della costruzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si può inoltre scendere al livello della chiesa stessa: tramite una scalinata e uno stretto passaggio si accede allo spiazzo che circonda l’edificio. Se si guarda verso l’alto ci si rende conto della maestosità di Bete Giyorgis, della sua imponenza. La pietra è di colore rosa pallido e la decorazione è semplice: sul soffitto sono scolpite croci concentriche, mentre sui lati si possono notare quattro livelli, delimitati da cornicioni, che girano intorno all’edificio. Lungo le pareti sono state scolpite delle finestre con eleganti decori in bassorilievo. Ogni chiesa ha al suo interno un santuario, sacro ed inaccessibile ai visitatori coperto da pesanti tendaggi: in questa chiesa si trova il <strong>Tabot</strong>, ovvero una rappresentazione dell’<strong>Arca dell’Alleanza</strong>. All’esterno, lungo le pareti di roccia che circondano l’edificio, si possono vedere delle nicchie scavate nel muro dove riposano pellegrini giunti a Lalibela da ogni parte dell’Africa e che giurarono di rimanere per l’eternità vicino alla chiesa.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="665" src="https://territori.africa/wp-content/uploads/2023/02/etiopia2.jpg" alt="etiopia2" class="wp-image-12100"/><figcaption class="wp-element-caption"><sup><em>Bete Giyorgis</em></sup></figcaption></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">2. <strong>La Bete Maskal</strong>: scolpita nel muro settentrionale del cortile a Bete Maryam è la piccola semi-cappella di Bete Meskel. Quattro pilastri dividono la galleria in due navate scandite da arcate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">3. <strong>La Bete Golgotha Mikael</strong>: uno dei luoghi più sacri dell’intero complesso di Lalibela, le chiese gemelle di Bet Golgotha e Bet Mikael presentano gli unici pilastri cruciformi dell’intero complesso: l’ingresso conduce prima alla Bet Mikael e poi alla Bet Golgotha dove l’accesso è vietato alle donne ed è famosa perché conserva la tomba simbolica di Cristo e la presunta tomba di re Lalibela.</p>



<p class="wp-block-paragraph">4. <strong>La Bete Maryam</strong>: considerata la più antica di tutte le chiese ed è anche la più venerata dal clero e dai fedeli; è una chiesa di tipo monolitico ed ha una pianta rettangolare di 15 metri per 11 metri ed è alta oltre 10 metri. E’ l’unica chiesa ad avere un porticato ed è l’unica di questo gruppo ad avere due piani; in quello superiore, non aperto al pubblico, sono conservati tesori e reliquie religiose.</p>


<div class="container">
<iframe src="https://www.youtube.com/embed/SPX2k_OMtw4" frameborder="0" allowfullscreen="" class="video"></iframe>
</div>



<p class="wp-block-paragraph">5. <strong>La Bete Danaghel</strong>: conosciuta anche come Casa delle Vergini; venne realizzata in onore delle cinquanta monache e novizie fatte decapitare per ordine dell’imperatore romano Giuliano l’Apostata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">6. <strong>La Bete Medhane Alem</strong>: più simile a un enorme tempio greco che a una tradizionale chiesa etiope, Bet Medhane Alem è impressionante per le sue dimensioni e maestosità. Considerata la più grande chiesa scavata nella roccia del mondo, misura 33,5 m per 23,5 m ed è alta più di 11,5 m. Alcuni studiosi hanno suggerito che potrebbe essere stata una copia nella roccia della chiesa originale di Santa Maria di Sion ad Aksum. L&#8217;edificio è circondato da 34 grandi colonne rettangolari (molte sono repliche degli originali). Si dice che le tre tombe vuote in un angolo siano state preparate simbolicamente per Abramo, Isacco e Giacobbe. La domenica i fedeli vengono sperando di essere benedetti o guariti dalla famosa Croce Lalibela d&#8217;oro da 7 kg.</p>



<p class="wp-block-paragraph">7. <strong>La Bete Amanuel</strong>: è la chiesa più finemente scolpita di Lalibela. Alcuni studiosi ipotizzano che fosse la cappella privata della famiglia reale. Riproduce perfettamente lo stile degli edifici axumiti, e la caratteristica più sorprendente dell&#8217;interno è il doppio fregio axumita in cima alla navata. Sebbene non accessibile, c&#8217;è una scala per una galleria superiore. Nell&#8217;angolo sud-ovest, un buco nel pavimento conduce a un tunnel sotterraneo (non accessibile ai turisti) che collega la chiesa a Bete Merkorios. Le camere nelle pareti sono le tombe dei pellegrini che hanno chiesto di essere sepolti qui</p>



<p class="wp-block-paragraph">8. <strong>La Bete Queddus Mercoreus</strong>: &nbsp;La scoperta di catene alla caviglia tra gli altri oggetti ha portato gli studiosi a credere che potesse essere servita come prigione della città, o casa di giustizia. A causa del crollo di un&#8217;ampia sezione, l&#8217;interno è una frazione delle sue dimensioni precedenti e le pareti in mattoni sono una sfortunata necessità. Si dice che il tunnel nero di 35 metri che conduce alla chiesa quando si arriva da Bete Gabriel-Rufael rappresenti l&#8217;inferno e, secondo la tradizione locale, dovrebbe essere percorso senza luce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">9. <strong>La Bete Abba Libanos</strong>: scavata in una parete rocciosa, è unica tra le chiese di Lalibela perché è stata ricavata scavando una parete rocciosa verticale della montagna per cui solo la facciata è visibile all’esterno. Curiosamente, sebbene sembri grande dall&#8217;esterno, l&#8217;interno è in realtà molto piccolo. La leggenda dice che sia stato costruito in una sola notte dalla moglie di Lalibela, con l’ aiuto degli angeli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">10. <strong>La Bete Lehem</strong>: piccola e di forma rotonda con minuscole feritoie e finestre, è quella che ha maggiormente risentito dell’azione del tempo e degli eventi atmosferici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">11. <strong>La Bete Gabriel-Raphael</strong>: questa imponente chiesa gemella segna l&#8217;ingresso principale al gruppo sud-orientale. A differenza della maggior parte delle chiese di Lalibela, il suo ingresso è in alto e vi si accede da una piccola passerella, attraversando un fossato. Questo, insieme alla sua pianta curiosa e irregolare e all&#8217;orientamento non consono, ha portato gli studiosi a suggerire che potrebbe essere stato un palazzo fortificato per i reali axumiti già nel VII secolo. L&#8217;ingresso porta in Bete Gabriel e poi, tramite un’altra porta, si accede a Bet Rufael. Sebbene la sezione del tetto crollata di Bete Rufael sia stata ricostruita, le funzioni religiose si svolgono solo a Bet Gabriel.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="665" src="https://territori.africa/wp-content/uploads/2020/03/etiopia6.jpg" alt="etiopia6" class="wp-image-12102"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Le dimensioni delle Chiese non sono regolari: ce ne sono alcune tanto piccole da essere poco più di semplici stanze, all’interno delle quali possono entrare all’incirca una dozzina di persone, mentre altre sono più ampie e spaziose. In entrambi i casi, le decorazioni interne sono mozzafiato: illuminato per lo più solo da candele, o, in alcuni casi, da piccole finestre, l’interno è tappezzato di affreschi risalenti al tempo della costruzione, di bassorilievi, dipinti e statue, mentre il pavimento è ricoperto da tappeti per non far appoggiare i piedi sulla roccia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutte le chiese sono collegate da <strong>stretti passaggi</strong> che permettono ai monaci e ai preti che vivono lì di spostarsi facilmente. Questi passaggi posso essere alla luce del sole o sotterranei e proprio quelli sotterranei sono una delle caratteristiche del complesso sacro di Lalibela. Si tratta di tunnel completamente bui in cui non è permessa alcuna forma di illuminazione: bisogna appoggiare la mano al muro e andare avanti, fino a che si esce dal tunnel per trovarsi in un posto completamente nuovo, una nuova chiesa in un punto diverso del complesso. Questi tunnel, oltre che per spostarsi, hanno una funzione e un significato sacro: rappresentano il percorso dall’inferno al paradiso, la strada che il fedele deve fare per purificarsi e passare dall’oscurità dell’inferno e del peccato alla luce del paradiso e della salvezza divina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In conclusione, sicuramente Lalibela è una città che merita di essere visitata per questo patrimonio artistico unico al mondo. Di seguito il link ai nostri viaggi in <strong>Etiopia</strong> per scoprire la bellezza delle chiese rupestri di Lalibela.</p>



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